Riflesso del vuoto

 

 

Questa meditazione ha lo scopo di indicare un nuovo percorso, o meglio riportare alla memoria la strada verso la comprensione del Se.
In questo specchio distingui il senso della circolarità, come nelle esperienze della coscienza, tutto tende alla perfezione alla bellezza. Questi specchi racchiudono quello che giace nel buio dimentico, un riflesso di cui abbiamo perduto la memoria, ma di cui siamo figli. Coltivando la pratica della dissoluzione del riflesso si apre così un varco verso il ritorno al vuoto, è un riportare alla memoria il nostro vero essere, il VUOTO.
L’esigenza di andare oltre le apparenze, è stata la molla che mi ha portato ad approfondire questa ricerca. Entrare in contatto con la natura, non come IO ma mediante la dissoluzione di questa “IDEA” E’ divenuta così un compenetrare, immergendomi nella forza naturale ed esserne parte. Così lo studio degli elementi, e le combinazioni tra i principi primordiali si converte in una sorta di meditazione. Ed ecco che li, nel riflesso si innesca lo stesso processo dentro di me. La dissoluzione.

 

 

Nell’acqua i minerali che prima erano in una forma solida, si disciolgono, perdono completamente la loro identità, si compenetrano in questa diluizione, ritornano verso una primigenia identità, tutto si perde, è questa un esperienza paragonabile alla morte. Il corpo fisico si distrugge e nel tempo, l’acqua guida gli elementi verso una nuova dimensione.

 

 

Così in questa rinascita precipitando sulla lastra di vetro, risplendono sotto una nuova luce, quella che prima era polvere, ora è metallo prezioso e lucente. Quella che prima era terra ora è un cristallo fino.

 

 

La natura riflette sé stessa nelle sue creazioni. Parlerò della stessa forza che influenza le maree, dell’occulto potere in grado di evocare umori ed energie, lei che dona energia ai germogli, lei che illumina le nostre notti. La Luna, come uno specchio infonde luce riflessa. Userò le parole “io” e “mio” solo al fine descrittivo. In questa ricerca sono parte integrata alla natura, tramite di un processo alchemico. Un debutto consapevole del mio posto tra gli elementi.

 

 

Creo Lune.
La luna si riflette nelle notti di luna piena, negli specchi d’acqua, nel mare.
Nelle notti precedenti la completa apparizione inizia il rituale dei preparativi. Gli elementi si combinano in un’alchimia unica, mai ripetibile.
La luna riflette sé stessa nell’acqua e resta imprigionata nello specchio.
Una lastra di vetro trasparente, acqua, sali minerali: tutto accade sotto la sua travolgente influenza.
Su questo pianeta tutto risponde alle leggi dell’attrazione.
Combino gli elementi in un processo d’ascesa, affinché la luna si fissi nel negativo, sulla lastra di vetro, e risplenda nel suo opposto, sotto forma di specchio metafisico.
Evocando il magma primordiale, mi opero per la composizione alchemica.

 

 

Il risultato mi dà la possibilità di entrare in una meditazione trascendente.
L’occhio che abbandona la sua necessità di codificare, e si perde in un riflesso di cui non ha memoria, ma di cui è figlio.

 

 

Questo è parte della mia ricerca, che in realtà è molto altro ancora. Immergendomi nelle lune riflesse, vengo proiettato in questa visone, ed ho la possibilità di spostarmi in un’altra dimensione.

 

Nel riflesso siamo un contrasto visibile.
Nella perdita del riflesso, torniamo alla nostra vera identità, non un nome, ne ceto sociale, non una falsa identità. Entrare in risonanza con l’universo mediante la dissoluzione del nostro riflesso, ci da la possibilità di bloccare i pensieri, abbandonare il moto infinito del cervello/mente e tutta la dinamica della ripetitività. Annullando l’esigenza di concettualizzare questa infinita cascata di, pensieri che tutto inquinano come nebbia.

 

 

Essere qui, sospeso ora, concentrato nel riflesso. Sono per la prima volta il momento, divengo l’osservatore consapevole, “c’è l’oggetto osservato, c’è chi osserva, e c’è in fine l’osservare” sospeso da ogni identificazione IO SONO. Ed ecco che esplode un vulcano, l’eco, IO SONO avvolge tutto il creato come una luce, come polvere, IO SONO ovunque, sono qui da sempre, e sempre sarò qui.

Siedo, in Padmasana fisso lo sguardo su di me, resto qui nello specchio lunare, concentrato, mentre la mia immagine riflessa dapprima si macchia, diviene riflesso, poi torno a vedermi, respiro e riprendo la concentrazione, come fossi parte degli elementi, come disciolto nell’acqua, penetro nel riflesso universale. Divengo vuoto, non è descrivibile a parole, riconosco immediatamente questo stato, è un esigenza restare qui, non ho identità, non ho nome, ne distinzione alcuna Il perfetto stato assente. Comprendo il respiro, l’immortale PRANA, IO SONO è in me, IO SONO.

 

 

La materia che si dissolve e l’essenza persiste nel suo evolversi.
Come nella pratica yoga, Lavoro insieme al respiro, alla ricerca della fluidità, cercando di perdere la memoria che mi lega, DISSOLVITI, a questo riflesso non puoi non credere, a quello che vedi non servono menzogne, respira, smetti di identificarti. Non è dimenticare, ma bensì ricordare, RICORDA, è questo un mezzo che sposta la sterminata distesa di eredità mai richieste, “chiede qualcosa un bambino? Chiede amore” Usa questa ruspa per rimuovere questi mobili che ti hanno lasciato e che bloccano il tuo respirare libero, apro un varco verso il VUOTO.
Dissolviti nel respiro il nostro essere non è mai nato e mai avrà fine. Il respiro è il nostro eterno, ciò che di noi sopravvive al corpo, alla mente, ai ricordi. Li nel vuoto sono tutto, perdo tutto per essere tutto “IO SONO”
Questa pratica presuppone un graduale abbandono delle vecchie “memorie divenute abitudini” una consapevole discesa verso il profondo SE
A questo riflesso non puoi non credere, a quello che vedi non servono menzogne, smetti di identificarti.

 

 

Come nella mia tradizione tawḥīd, una candela posta a terra tra me e lo specchio, è un ulteriore passo alla perdita dell’ombra, in quanto proiezione superficiale degli oggetti percepiti, e la pratica può iniziare.
La notte è il momento migliore dopo l’imbrunire, o se c’è luna crescente anche più tardi, o all’albeggiare, ma solamente nei giorni di luna crescente.
Questo serve per allineare l’organismo al ritmo naturale del cosmo, la notte possiamo interagire con la luna, ed attivare li nel riflesso tutti i nostri sensi, che durante il giorno sono assorbiti nella recita della quotidiana memoria, l’indaffarata formica operaia, che divide, separa ed esclude se stessa dal resto del mondo.

 

 

Quando sono nella natura allineo il respiro al suono del vento che passa tra gli alberi, o al gorgoglio dell’acqua di un ruscello o al suono del mare, per mantenere il respiro e la vibrazione costante, così la pratica diviene fluida e sei velocemente trasportato verso la dissoluzione.

Praticare il riflesso è riporci nel grembo è ricordare.
Riportare alla memoria il nostro vero essere è svuotarci è perdere la paura con cui ci siamo identificati, è accettare la scommessa e metterci alla prova.

 

 

Lo specchio si pone come spazio vuoto, dove tutto il mondo visibile e gli accadimenti si susseguono come giorni e notti alternandosi, ma lui lo specchio, resta sempre li imperturbabile vuoto, aperto a tutto, riceve si le immagini ma nulla lo influenza. Resta semplicemente vuoto, pronto ad accogliere. Io esisto in quanto riflesso dell’infinto.

 

 

Io dunque esisto solo quando sono riflesso. Nel mio viaggio, fui accettato in un eremo semi abbandonato, nella regione di Ağrı da sempre terra di nessuno tra Armenia ed Iran, in alcuni momenti della giornata, ci sedevamo in cerchio attorno allo specchio ricavato da una grande lastra di rame argentato ed incassato nella pietra. Residuo di una lunga tradizione nello studio degli astri, li di notte o di giorno a seconda della pratica, a turno, ci sporgevamo sulla lastra, ed oltre il vuoto del cielo li nel riflesso c’ero solo io. Esistevo solo in quanto immagine riflessa. Questa semplice esperienza ha innescato la mia necessità di approfondire e di proseguire su questa strada. Mi ha aiutato a viaggiare in me, oltre me, e capire le tante cose accadute nella mia vita. Una nuova rotta, una direzione libera. La trasformazione della perdita, perdi te stesso per ritrovarti.

 


 

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